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Milano marathon


Bella, bellissima la giornata di domenica 3 aprile, tutta dedicata allo sport, al divertimento e alla solidarietà. Circa 3700 atleti si sono presentati alla partenza della maratona mentre quasi 2400 team si sono divisi sulle tre frazioni della staffetta.

Una Milano tutta da correre tra il suo bel centro storico, il rinomato quadrilatero della moda e le zone più periferiche. Una Milano tutta da ammirare tra le sue prestigiose bellezze architettoniche del passato ma anche quelle del futuro. Una Milano tutta da amare proprio per i suoi spasmodici e instancabili ritmi che per un giorno non sono dettati dal trend economico ma da una moltitudine di atleti provenienti da ogni parte del mondo.

Pulsante e animato il villaggio pre-post gara nei giardini Montanelli dove consegnamo le sacche.

Emozionante la partenza alle 9:30 in Corso Venezia con i suoi imponenti bastioni che assistono alla cerimonia del pre gara e allo sparo di inizio.

Subito dopo lo start mi ritrovo a correre da sola, i miei compagni Danilo e Bruno scattano in avanti mentre Massimo, reduce dall’influenza a tre giorni dalla gara e con un forte dolore alla spalla, decide di seguire i Pacers delle 4 ore.

Ripenso a due settimane fa che ho corso la Stramilano Half marathon sotto antibiotico per un attacco di appendicite, alla paura all’11’ km per una fitta all’addome, all’inevitabile rallentamento del ritmo gara, alla tremenda spossatezza dovuta all’antibiotico terapia e alla conclusione della gara un po’ affranta e demoralizzata nonostante un 9′ posto di categoria.

Mi desto dai miei pensieri e il mio Garmin segna il 10’km, sono nei pressi dell’Arco della pace e la media è di 5,02 min/km. Mi sento bene, tranquilla, il passo è leggero e soprattutto non avverto dolore all’addome che rappresenta la mia maggior preoccupazione.

Al ristoro assumo una compressa di sali e carboidrati e afferro una bottiglietta di acqua che sorseggio durante tutto il percorso.

Transito di fianco alla zona destinata ai cambi della staffetta ed è un tripudio di colori e di voci, il tifo esaltante del pubblico e degli staffettisti fa venire la pelle d’oca, lo speaker incita e invita tutti ad applaudire, c’è chi sventola striscioni e chi agita cartelli per sostenere la fatica di amici e parenti. Una voce inconfondibile urla il mio nome, mi volto ed è proprio Alice che sta aspettando il suo compagno di team alla zona cambio.

Ricado nei miei pensieri, rifletto sul fatto che in queste due settimane precedenti la maratona ho corso poco e lavorato molto, arrivando così alla vigilia della gara con la sensazione di non sentirmi pronta ad affrontare i 42km con la grinta di sempre, ma devo ammettere con orgoglio che ho dei grandi amici che in ogni momento trovano sempre le parole giuste per incoraggiarmi, spronarmi, e farmi ritrovare sia fiducia in me stessa che la giusta dose di adrenalina per aggredire l’asfalto passo dopo passo.

Intanto sopraggiunge il 21′ km e il tempo segna 1:48. Avverto i primi segni di stanchezza e la media sale a 5,10 min/km. Il secondo cambio della staffetta è prossimo.

Mi alimento con un gel energetico e sorseggio dalla bottiglietta di acqua.

Al 25′ km realizzo che mi mancano 17km e mi assale una sensazione di noia che psicologicamente non mi fa certo bene.

Verso il 30′ km mi affianca Bruno, che io credevo fosse avanti, lamentando forti crampi. Non faccio in tempo a gioire della sua compagnia che rallenta improvvisamente per i forti dolori lasciandomi così continuare in solitudine.

Poco dopo sfreccia Giorgio Calcaterra, che corre la staffetta, al quale va tutto il nostro apprezzamento.

Il terzo cambio è alle porte, lo avverto dalla musica sempre più forte e dal tifo sempre più crescente, tanti, tantissimi a offrirci un “cinque”, a incitare sia i propri compagni di team che noi maratoneti. È un momento di emozione pura! Mi sento chiamare, mi volto ed è ancora Alice in compagnia di Marco, un nostro amico, che mi iniettano una boccata di ossigeno e adrenalina.

Lasciata la zona cambi, proprio ad una curva vedo Sabrina che si sbraccia incitando a pieni polmoni.

Mancano una decina di km e il passo rallenta ancora un po’, assumo un gel energetico e distraggo la mente.

Mano a mano che ci avviciniamo al centro, lungo le strade e i lunghi viali un cordone di folla tifa e incita ricordando che mancano pochi km al traguardo. Ancora un piccolo sforzo, quello più intenso, quello più duro, cerco di trovare la giusta dose di concentrazione che mi porta a concludere la gara. Non sono molto soddisfatta di come sto portando a termine questa maratona ma oggi non avrei potuto fare di meglio. Sono felice però di aver corso col sorriso sulle labbra in mezzo a tanta bella gente che ha partecipato a questa manifestazione con lo spirito giusto della competizione ma soprattutto del divertimento e del piacere di trascorrere una domenica insieme all’insegna dello sport e della solidarietà.

Al 40′ km salto l’ultimo ristoro e subito dopo vengo raggiunta dai Pacers delle 3:45 che mi esortano a seguirli. Corro con loro il lungo viale costeggiato da due ali di folla che ci scorta fino alla curva che piega a destra su Corso Venezia, ancora un centinaio di metri in volata e tagliamo il traguardo! Chiamo subito mia figlia che sta per prendere l’aereo e scoppio in un pianto dirompente che racchiude un mix di stati d’animo e di emozioni.

Chiudo con un real time di 3:44:22, 96′ donna su 497 e 9′ di cat. su 57.

Ad aspettarmi Danilo che chiude brillantemente la sua gara nonostante forti crampi col tempo di 3:37:06, 14′ di cat.

Massimo e Bruno concludono rispettivamente col tempo di 4:09:01 e 4:13:21.

Roberta Taliento

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