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La mia Resegup

Ebbene sono arrivato! Questo era l’ obiettivo ed è stato raggiunto anche con un discreto tempo per un “cittadino di pianura” di una certa età.
Ma veniamo alla gara: pronti via e comincia a piovere, parto prudente, dopo pochi metri comincia la salita ma si corre ancora. Siamo ancora sull’ asfalto ma dura poco, cominciano i sentieri i primi sono stradine sassose che si inerpicano fra le ultime case di Lecco, ci sono già delle rampette al 14% e bisogna stare attenti a non scivolare. Ormai non corro più ma procedo a passo svelto controllando il cronometro per essere in orario al primo cancello del rifugio Stoppani (2 ore) e intanto acqua a catinelle ma fa anche caldo per cui non indosso il kway. Ci dò dentro e comincio a superare qualche atleta; improvvisamente mi viene una crisi di sete mi guardo su (fra parentesi ho corso tutta la gara con la testa ingiù per evitare le insidie del percorso) e scopro che sono arrivato allo Stoppani: incredibile è passata 1 ora e 1 minuto. Mi fermo al banco ben rifornito, non mangio ancora ma mi servo una bella coca cola, e poi, rilassato riprendo a correre pardon a camminare come si fa in montagna: passo deciso uno dietro l’ altro.Devo dire che le mie camminate del mercoledì con gli amici pensionati sono servite a molto. Bene il sentiero sale e sale, ora si fa dura si esce dal bosco e comiciano le roccette, avete presente il prà di ratt, moltiplicate per 3: il rifugio Azzoni è proprio sul cucuzzolo del monte Resegone. Aumento la spinta e i sorpassi, tutti fair (gentili) si fermano per lasciarti passare, non si contano. Bellissimi gli incitamenti dello staff lungo il percorso (tantissimi; organizzazione direi perfetta, nulla è lasciato al caso). Finalmente, dopo l’ ennesima parete, alzo la testa e vedo la magnificenza del ReSegone ma quello che più importa vedo il rifugio Azzoni, ancora un paio di tornanti fra le rocce ed eccomi arrivato al 2^ cancello (3 ore 30′); guardo l’ orologio che segna 2 0re e 15 minuti: davvero eccezzionale!
Meritata sosta con alimentazione solida (crostata) e ancora coca cola, una asciugata al sudore, intatto per fortuna era smesso di piovere; qualche battuta con le volontarie e poi curvato il rifugio ecco la discesa. A strapiombo, sassosa: mi tuffo con la dovuta prudenza; non passa che qualche istante che sento un rumore di stambecchi che vengono giù a rotta di collo. Non mi resta che farmi da parte e lasciarli saltare giù, in men che non si dica tutti quelli che avevo superato nella salita e qualche altro ancora mi sorpassano e bye bye.
Fisicamente sto ancora bene e le gambe tengono bene, la discesa è dura preferirei salire ancora ma tant’è dai e dai con la massima concentrazione arrivo alle Forbesette: qui il sentiero migliora si può anche saltuariamente correre. Il sentiero fa su e giù ed è lì che mi affiorano i primi crampi che nonostante la freschezza fisica che mi sento ancora in corpo mi costringono a rallentare e far attenzione agli allungamenti muscolari per non irrigidire le gambe se no sei fatto. Finalmente comincia la salita che ci porta al Passo del Ciuff poi si ridiscende questa volta il sentiero è buono e si potrebbe tirare un pò (se non fosse per i crampi mannaggia). Eccoci siamo alla Bocca d’ Erna e dopo poco ai Piani d’ Erna: altro ristoro fornitissimo (i ristori sono ogni 2 km); c’è una specie di chalet dove alcune Ladies con grossi boccali di birra in mano, un pò bevute, mi offrono birra che cortesemente rifiuto dando loro un’ appuntamento per la serata casomai.
Ragazzi qui arriva il peggio, direi il tragico! Il terreno della discesa, lunga e nel bosco, è una Saponetta, fango ed erba pressati con pendenza 15-20%. Dopo pochi metri volo e atterro di schiena per fortuna il marsupio fa un pò da ammortizzatore. Come proseguire? Naturalmente fin che si può alla Tarzan: attaccandosi tra un ramo e l’ altro degli alberi e qualche volta con deviazioni lungo il bosco col rischio di non rientrare più sulla via maestra. Qui perdo un sacco di tempo: anche qui qualche sorpasso di atleti che facevano lo sci con le scarpe, io non ho osato.
Finalmente arrivo alla Capanna Stoppani. da lì in poi i sentieri della discesa sono dei ciottolati umidi d’ acqua che se non stai attento prendi il volo e l’ atterraggio lì non è morbido.
Ultimi chilometri sulla strada che porta il Lungolago di Lecco, incredibile riesco anche a superare qualcuno ma prima del traguardo una malignetta salitella mi fa saltare fuori dalle viscere due crampi giganti che mi costringono a fermarmi un’ attimo, ma poi stringo i denti e grazie alla nuova discesa procedo speditamente e transito sotto il Traguardo in 4 0re 20 minuti e rotti (come me).
Dai ce l’ abbiamo fatta. La prossima volta? Beh ci penseremo a freddo e poi valuteremo!
Ah dimenticavo, avevo un’ altro obiettivo da raggiungere: arrivare prima che chiudesse lo Shopping Center dove avevo parcheggiato la macchina.

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