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La mia prima Monza-Resegone

Eccomi anche io pronta a raccontare la mia impresa… si perché è di questo che si tratta. Ho chiuso la mia prima Monza – Resegone: in realtà l’hanno vinta il mio cuore e la mia testa ed il mio fisico è rimasto sconfitto, abbandonato al ventesimo chilometro quando i crampi avrebbero voluto prendere il soppravvento. Il crampo è arrivato improvviso, inaspettato dopo un’ora di acqua scrosciante, dopo 20 km. In cui ho goduto della gente, soprattutto degli amici di Villsanta che urlavano il mio nome. Paese dopo paese mi gustavo il panorama, stavo vivendo la mia corsa Zen (grazie al Cesi e alle sue letture) ma eccomi improvvisamente ferma, la gamba  inchiodata a terra e lì sono iniziati i miei ‘stop and go’. Grazie solo ai miei due magnifici compagni (Roby e Corra) e ai fantastici supporter (Samy, Chi, Cristian e fratello Ghezzi) e al Tino che a soli 2 km dall’agognato gate mi ha mollato una bottiglietta di Sali minerali da bere e mi ha detto ‘Dai che ce la fai…’ e ci credeva mentre me lo diceva! infatti: sono riuscita a tagliare quel ‘maledetto’ gate di Erve dopo 4 ore e 12 minuti all’urlo: ‘ditemi dov’ è il GATE!!!!!’ …avevo trascorso più tempo sdraiata sui marciapiedi a farmi ‘palpeggiare’ da almeno 8 mani e a discutere con medici e giuria che dicevano ‘ora inizia la salita: sarà sempre peggio. E’ meglio che molli ora….’ piuttosto che correre veramente. Inizia il sentiero, il Cello è l’ultimo viso amico che tifa per me e che si commuove al mio passaggio, ora siamo solo io e i miei due angeli pazienti e tenaci quanto me. Al primo ponte, di nuovo crampi, dolore implacabile, polpaccio durissimo: ‘…devo andare avanti..’ penso fra me. Un alpino mi offre una caramella e passo dopo passo si inizia a salire. L’ultima ora di dura salita, attaccata alle radici per non cadere, sono stata concentrata solo ad un obiettivo: la mitica Capanna. Io davanti, i miei compagni dietro. Non perdevo il passo del ragazzo davanti a me, nessuna esitazione, solo salire un passo dopo l’altro. Dopo trenta minuti, Corra mi guarda e mi dice’ … sei un leone!’. Non gli ho risposto ma quella frase me la sono ripetuta per l’intera ultima mezz’ora: la carica necessaria per finire e arrivare abbracciati a fare quella foto. Non abbiamo pianto, riso, o altro … ci siamo solo guardati. 5 ore e 43 minuti, un tempo altissimo, non quello che avevamo preventivato ma la Monza-Resegone non si può preventivare si deve solo VIVERE!!!

 

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