« Torna agli articoli

I Muri di Lele

Emanuele Villa è un “ragazzo” di 44 anni che ha mosso i suoi primi passi da Runner solo pochi anni fa e con lenta ma inarrestabile progressione ha raggiunto valori qualitativi inimmaginabili agli inizi. Ma questo è il bello del mondo della corsa: ti avvicini con timore, il tuo fisico la percepisce, magari all’ inizio non risponde pienamente ma è soprattutto la psiche che ti avvolge, ti assimila, ti fa godere di un benessere nuovo stimolante. Ma questo non basta, la corsa come ogni altro sport deve piacere anche quando l’ allenamento si fa duro.

I risultati di Lele non si ottengono solamente correndo qualche volta la settimana con blande sedute di allenamento; si ottengono dopo anni (in questo caso pochi in verità), mesi di duri allenamenti quasi quotidiani; sedute di allenamento ponderate e validate da tabelle rigorose che ti consentono di migliorare gradatamente misurando lo sforzo e i tempi di recupero.

Quest’ anno Lele è esploso: nel giro di poche settimane ha abbattuto quelli che nel mondo amatoriale della corsa vengono definiti i “Muri” cioè quelle prestazioni eccezzionali che consentono appunto di abbattere quelle barriere che nella Mezza maratona significa correre la gara sotto i 4′ al chilometro, ma soprattutto nella Maratona significa scendere sotto le fatidiche 3 ore. Non è un’ impresa facile anzi difficilissima, perchè vicino alle 3 ore, sempre dopo tanti e duri allenamenti ci si arriva ma poi scendere….non è per tutti.

Lele prima a Lucca tagliato il traguardo della Maratona in 2ore59’15” (9 minuti in meno del PB precedente!). Un mese dopo a Crema nella Mezza maratona ha concluso in 1ora:23’36” (Personal Best).

Ieri, a meno  di due mesi da Lucca, Lele ha strabiliato ancora alla Maratona di Reggio Emilia abbassando ancora il suo record di oltre un minuto portandolo a 2ore:58′:07″.

Cosa ci dobbiamo aspettare ancora? 

+Copia link
  • 10 Dicembre 2012 alle 11:01 am - Emanuele Villa.

    Grazie Edilio non posso che essere lusingato dalle tue parole,
    e credo sinceramente che un ringraziamento vada fatto anche a tutti quelli che mi hanno trasmesso la loro esperienza e mi hanno sopportato nei lunghi allenamenti.

  • 10 Dicembre 2012 alle 5:18 pm - Raffaella Ruggeri.

    ……cosa ci dobbiamo aspettare ancora da Emanuele non saprei…..io personalmente gli auguro di raggiungere i migliori risultati per il 2013, frutto senz’altro di duro allenamento.
    Personalmente, mi piacerebbe che il Presidente spendesse due parole anche per il PB di Carla (- 3’35”), raggiunto a 55 anni (portati benissimo!!!) e per Fabio (anni 44)che ha migliorato il suo tempo in maratona di 22 minuti in un anno!!!!
    Personalmente, mi piacerebbe che il nostro responsabile amatori, giunti a fine anno, ricordasse anche i nostri 4 temerari atleti (Villa Angelo, Galbiati Roberto, Loppi Giulio, Montesano Francesco)che hanno portato a termine la maratona di Venezia (28 ottobre, in concomitanza con Lucca, di cui si è parlato molto)in condizioni meteo ancor peggiori di quelle registrate a Lucca e, tra questi, Francesco con il suo PB che, nonostante la pioggia ed il vento, ha abbattuto il “suo” muro delle 4 ore. Non conosco i tempi degli altri runners ma può essere che abbiano migliorato anche loro le rispettive prestazioni.
    Personalmente, mi piacerebbe che mi venissero riconosciuti i punti per aver prestato servizio alla Corsa delle Cascine, punti che aggiunti alle gare disputate mi avrebbero portato tra i primi 10 della classifica del Campionato Sociale (forse avevo diritto ad un premio?). Ma se del premio nulla mi interessa, vorrei che almeno mi venisse riconosciuto il servizio, soprattutto se, come successo qs anno, venisse considerato requisito per accedere all’iscrizione alla Monza Resegone.
    In fondo non siamo professionisti, siamo amatori, viviamo e corriamo, oltre che per il risultato, anche per questi piccoli riconoscimenti, ci gratificano dopo lunghi e faticosi allenamenti e ci danno la grinta per schierarci ancora una volta alla partenza, nonostante il gelo ti paralizzi le dita di mani e piedi, la pioggia ti inzuppi la maglia prima ancora di iniziare a correre ed il vento ti “tagli” la pelle del viso.
    La fatica e le emozioni sono uguali per tutti, i risultati purtroppo no, ma è certo che ognuno ha i suoi piccoli muri da abbattere.
    Spero che nessuno legga queste righe interpretandole come una critica, non lo sono, per nessuno, è solo il mio pensiero-contributo alla nostra Società perchè diventi ogni giorno migliore.

  • 10 Dicembre 2012 alle 10:58 pm - Agostino Rossi.

    Non posso che associarmi ai complimenti del Presidente, direi che oltre alla crescita come atleta, ho notato anche un crescita di Cultura della corsa e dei metodi di allenamento, cose non comuni a tutti coloro che corrono.
    Direi un esempio da seguire per i nostri giovani atleti che pensano di ottenere i risultati con poca fatica e in breve tempo.
    invece l’unica ricetta è lavoro, lavoro, lavoro…

  • 11 Dicembre 2012 alle 2:20 pm - Cristiano Ratti.

    Grande Capitano Lele!!!!!
    @ RAFFAELLA:
    in passato mi sono occupato del BLOG dove cercavo di raccontare le mie esperienze e quelle degli amatori con articoli/racconti pseudoseri, in modo che tutti sapessero casa succede nel mondo amatori dell’ACV.
    Tutti erano liberi di scrivere, raccontare, pubblicare foto…
    E’ nato il sito ACV con lo stesso scopo.
    Non aspettiamo che le solite persone rendano vivo il SITO.
    Raffa, se hai voglia di scrivere, di raccontare, bastano 5 minuti, con un click è subito online.
    Ti ricordo solamente che alcune persone non vogliono che vengano raccontate le loro cose….. Questione di privacy !!!!!!!

    • 12 Dicembre 2012 alle 5:23 pm - Raffaella Ruggeri.

      ….caro Cristiano, quando ho avuto voglia di scrivere ho scritto, quando ho avuto qualcosa da dire l’ho fatto (ieri!!!), mi sono solo permessa di precisare che magari andavano ricordati anche altri runners. Ma io non sono nessuno per pubblicare un articolo sulle maratone e sui tempi degli altri (non parlo di cose personali, certo!!!lì ognuno è libero di scegliere)….posso scrivere i miei commenti, le mie considerazioni e mi pare proprio di averlo fatto visto che tu mi stai rispondendo…..comunque evidentemente facevo meglio a tenermele per me visto che ho scatenato una polemica assolutamente sterile. Detto questo, preferisco evitare ulteriori commenti.
      buona serata, raffa

  • 19 Dicembre 2012 alle 12:09 am - Angelo Giuseppe Villa.

    Ciao,

    sono Pino (Angelo Giuseppe…) Villa, uno dei “quattro temerari atleti” citati nel messaggio di Raffaella Ruggeri. Sono anch’io della specie dei Villa, ma, com’è evidente dall’analisi dei tempi, appartengo purtroppo a una sottospecie molto più lenta delle altre.

    Ieri sera sono stato in sede per rinnovare l’iscrizione per il 2013 (il mio primo rinnovo, dato che sono iscritto all’ACV solo da marzo 2012); sono stato accolto dal Presidente, il quale, molto cortesemente, mi ha chiesto notizie delle mia stagione. Quando ho risposto che il momento saliente è stato la partecipazione alla maratona di Venezia, lo stesso giorno in cui molti di voi hanno corso a Lucca, la sua reazione è stata: “Ah…. ci sono delle polemiche in corso, su questo… sul sito”.

    La cosa mi ha incuriosito. La corsa non è mica il calcio, che polemiche ci potranno mai essere?, ho pensato. Mah. Completato il mio rinnovo e avviata la prima iscrizione di mia moglie (che si lancia, a 45 anni), ho salutato Marco Villa lì presente (lui appartiene a una razza di Villa meglio evoluta, in grado di fare 3h 08′ nonostante i crampi, ho appreso dal sito, non oso immaginare senza…) e sono tornato a casa. Qui giunto, ho curiosato nel sito, trovando il pezzo su Emanuele Villa (vedi sopra) e la catena di commenti al riguardo. Con mia grande meraviglia mi sono trovato citato, insieme agli altri tre di Venezia, e in particolare a Francesco Montesano, col quale da ragazzino ho giocato a calcio per ore e ore e ore – quando si giocava a pallone nei cortili condominiali o per strada.

    Allora mi sono ricordato che sì, in effetti, appena tornato da Venezia, la tentazione di scrivere qualcosa sul sito l’avevo avuta, tanto più che avevo notato che non c’era stata alcuna menzione del nostro manipolo, come invece mi sarei aspettato. Un pezzo l’avevo anche buttato giù. Cominciava così: “Hey, domenica 28 correvamo anche noi! Alla Venice Marathon 2012.”. Anch’io, come Raffaella Ruggeri (che non ho il piacere di conoscere), avrei reclamato un po’ di attenzione. Poi elencavo i tempi, mettendo in risalto la prestazione di Francesco, l’unico dei quattro ad aver centrato il proprio obbiettivo. Aggiungevo poi che la mia partecipazione, che ero stato a un niente dal disdettare a causa di un’influenza pesante sopraggiunta a pochi giorni dal via, avrebbe meritato miglior sorte, e invece “come si può facilmente constatare dai video presenti su Youtube, e specialmente dal loro audio, molto disturbato dal vento, abbiamo trovato una giornata ‘sicuramente particolare’. Sadicamente annunciata e prevista in ogni dettaglio da tutti i siti meteo, e altrettanto sadicamente confezionata in perfetta conformità alle previsioni (cosa che non accade mai, è risaputo, di solito qualche variazione c’è), senza un solo grado di temperatura in più (ed erano pochi…), un chilometro orario di bora in meno (ed erano tanti…), un millimetro di pioggia non caduto (erano tanti anche quelli). Per quanto riguarda la bora, è colpa nostra: bastava non allontanarsi tanto da casa, dalle nostre parti la bora non c’è; per il resto, tutto annunciato, tutto preciso. Per gli amanti della retorica, come il telecronista di La7, mi hanno detto, e, presumo, come lo speaker della manifestazione, è stata l’occasione per sciorinare il linguaggio dell’epica: e vai con gli eroi, la leggenda, l’impresa…. Boh, giusto così, però… se uno non ha figli piccoli, non ha nipotini a cui raccontare, cosa se ne fa?
    Vuoi mettere una bella gara normale in una giornata normale? una gara in cui non ti vengono incontro (contromano, a 3’30” al km!) i bicchierini del gatorade all’inizio del ponte della Libertà, con il banco del ristoro a due chilometri, mentre la pioggia ti arriva in faccia sparata dal vento e quasi punge? una gara in cui non ti devi tenere il cappellino calcato in testa e il pettorale premuto sul petto, sennò volano via? una gara in cui non ti devi tenere ben saldo sulle gambe mentre attraversi il ponte della Libertà e il ponte sul Canal Grande, altrimenti TU stesso voli via (e il corpo te lo ripescano sul Gargano)?”.

    Insomma, scrivevo qualche nota di colore sul maltempo, che in effetti era stato l’elemento predominante della manifestazione, in chiave umoristica (o aspirante tale, temo).

    Poi, però, non ne ho fatto più niente. Non l’ho spedito. Mi è rimasto nella tastiera e nell’hard disk.

    So anche perchè, e qui mi collego a quanto evidenziato da Cristiano Ratti (che non ho il piacere di conoscere): “Ti ricordo solamente che alcune persone non vogliono che vengano raccontate le loro cose….. Questione di privacy !”. Di privacy, certo, o forse anche d’altro. Mi viene in mente il pudore, ma non è esattamente quel che intendo. Può essere il senso della vanità dell’atto che si sta compiendo: Hey, guardatemi, sono qui, sono io, sono bellissimo/a, sono un eroe/un’eroina, ho domato le intemperie (“Vanità delle vanità, tutto è vanità”, dice una vocina da dentro). Può essere il senso della concretezza (brianzola): la corsa si fa e basta, non se ne parla (cosa che, in teoria, dovrebbe valere anche per una certa altra ‘disciplina’, ma qui lasciamo stare). Il senso delle proporzioni e della notizia: ciò che è degno di nota verrà notato, se non è stato notato vuol dire che non lo era (quattro ultraquarantenni appena sotto le quattro ore in maratona, dov’è la notizia?).

    Così, mischiando un po’ di tutte queste motivazioni, sono arrivato alla decisione di non scrivere, accusandomi tra l’altro di malcelata vanità.

    Ora, siamo onesti: un po’ di autocompiacimento dell’atleta, o sedicente tale, nell’attuale podismo come movimento di massa, indubbiamente c’è. E lo dico in qualità di appartenente a questa massa venuta da poco, che probabilmente e comprensibilmente risulterà sgradita a chi è podista da sempre. Atleti poco … atletici, con fisici improbabili dal punto di vista podistico; io stesso, con le mie gambe piuttosto corte e ad arco, e una lunga cicatrice sulla gamba sinistra, posso facilmente essere smascherato per quello che sono: uno che ha giocato a calcio finchè le ginocchia glie l’hanno permesso.

    Ad alto livello di capacità letterarie, sulla corsa si scrivono delicati romanzi e pomposi saggi, proponendola, di volta in volta, come arte, filosofia di vita, fine ultimo di ogni cosa. Al livello dei praticanti, il business delle foto (che anch’io ho comprato e comprerò), dei video e dell’abbigliamento, e gli stessi siti internet, a volte maniacali e interamente centrati sulle performances personali di perfetti sconosciuti, testimoniano che queste cose ci piacciono. A Venezia stavo per commettere il mio primo omicidio, quando un tizio più anziano, sul ponte sul Canal Grande, accortosi della presenza di un fotografo, si è sporto davanti a me, urtandomi per mettersi in primo piano e uscire bene nella foto; lo avrei scaraventato volentieri in acqua, e lui di certo non ne sarebbe più venuto fuori, se solo ne avessi avuto la forza – ma l’impatto col mio solito muro, avvenuto qualche chilometro prima, mi ha provvidenzialmente preservato da questo crimine, togliendomi qualsiasi capacità di reazione.

    A chi legge le più note riviste di running (faccio fatica a dire e scrivere ‘running’, sia chiaro, io di mio scriverei ‘podismo’) non saranno sfuggite le lettere un po’ melense di chi descrive stati d’estasi raggiunti correndo, lettere che, fra l’altro, sono quelle che in genere vengono premiate (misticismo della corsa); non sarà sfuggito il dilagare della cosiddetta ‘sfida’ (arrgghhh!), anche e soprattutto nella versione autoreferenziale della “sfida con me stesso” (doppio arrgghhh!). Poi ci sono i resoconti in tono epico-guerresco (dopotutto, la maratona nasce in quel contesto…); però le vere guerre sono altre…. e oggi più che mai la stessa sopravvivenza – una decorosa sopravvivenza – è già una battaglia in sè.

    Naturalmente tutte queste mie considerazioni sono di una pesantezza micidiale, e io stesso le trovo barbose e sgradevoli. Se tutti facessero come te, sai che pizza, mi dico. Privazioni. Pochi contatti sociali. Poche comunicazioni. La corsa sarebbe lo sport più arido e triste del mondo.

    Ma allora chi ha ragione? Difficile dirlo: la partita si gioca in un delicato equilibrio tra la sana coltivazione dell’autostima e gli eccessi a cui essa può portare; fra la corsa “dura e pura” e il bisogno di essere riconosciuti, accettati, apprezzati e benvoluti.

    E così, alla fine, secondo me rimane che vivere è difficile, specie oggi, e che noi tutti siamo tremendamente imperfetti, oltre che podisti, runners, ultra-runners, temerari atleti, demolitori (o vittime) di muri, e molto altro ancora.

    Buon Natale, e scusatemi per questo sproloquio notturno