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Elba Trail 2017

L’Elba Trail, un’irresistibile tentazione a cui quest’anno non ho saputo dire di no. Due itinerari vengono proposti dall’organizzazione impeccabile, una 53km e una 21km. Non avendo una pluriennale esperienza in trail, opto per la 21km.

Complici un bel ponte del 25 aprile e la nostra moto che ci avrebbe trasportato alla scoperta dell’isola tra calette nascoste e viste panoramiche mozzafiato.

Il connubio è perfetto, mare e montagna si fondono in una miscellanea di profumi partendo dall’odore di salsedine per arrivare al profumo intenso di resina caratteristico della macchia mediterranea che si incontra appena lasciata la costa.

Mare e montagna si sposano anche nei sapori gastronomici, dalle tagliatelle al ragù di cinghiale fino alla frittura di paranza.

Già al sabato pomeriggio, al ritiro del pettorale e al successivo pasta party serale, l’atmosfera appare calda ed ospitale, una sorta di convivialità, spirito di aggregazione e di solidarietà che caratterizza anche il mondo a due ruote a cui mi sto avvicinando molto timidamente.

La domenica mattina la giornata è eccezionale, cielo limpidissimo e aria frizzantina ci accompagnano alla linea di partenza sul lungomare di Marciana Marina dove ci presentiamo all’incirca in 125 partecipanti. Quelli che corrono la 53 km, partiti alle 6:00 di mattina, sono poco di più.

Il percorso si snoda su sentieri di montagna, battuti più dalle capre che dagli uomini, mi avvisa Luca, il gestore dell’agriturismo di Marina di Campo dove alloggiamo questi tre giorni. È un ex triatleta e, avendola già corsa in passato, mi dà qualche consiglio che accetto volentieri.

Alle 9:30 viene scandito il count down e il via a questa avventura.

Le persone che incontro lungo il percorso sono fantastiche. Nonostante i 10km in ripida salita senza mai un attimo di respiro tra sassi, pietre e terreno sdrucciolevole, troviamo il fiato per scambiare due parole, un sorriso, ognuno di noi regala un pezzettino di vita all’altro. Le nostre impronte lasciate sul terreno scrivono la nostra piccola storia e le emozioni rimangono indelebili nei nostri ricordi. Ci ritagliamo anche qualche secondo per scattare delle foto sul punto più alto della montagna da dove la vista si apre a 360 gradi, il bosco di pini marittimi ha lasciato spazio alla bassa macchia mediterranea. Da lassù si apre una vista impagabile, scorgiamo il mare da entrambi i versanti, “un’occasione così non mi ricapiterà più” mi confida una ragazza che viene da Torino.

Raggiunta la vetta a 780m, percorriamo un tratto in costa, il paesaggio è spettacolare , una tavolozza di colori che parte dal limpido mare blu, passando al verde intenso dei boschi di pini marittimi punteggiati ed esaltati dai fiori della stagione primaverile, per arrivare fino alle bianche e accecanti pietraie lungo il pendio della montagna e giungere fino in vetta da cui poter ammirare il cielo terso azzurro.

Oltrepassata la pietraia, incrociamo trasversalmente la cabinovia che giunge in cima al M.te Capanne.

E poi la discesa, più impegnativa della salita, se non hai le gambe rischi di rocambolare giù fino al mare, mi sento un po’ come una “rolling stone”, una pietra rotolante, ad ogni passo rischio di volare, devo rimanere concentrata in equilibrio sui piedi e forte sulle gambe e contemporaneamente dare il passo ai primi che arrivano dal trail dei 53km che scendono come pazzi, agili come cerbiatti.

Dal fondo del terreno intuisco che ci stiamo abbassando di quota, dai sentieri rocciosi e sassosi, si passa nel bosco dal fondo di terra scura.

Percorro gli ultimi km con Roberto, lui è della zona e mi confida che questo è uno dei trail più duri che avesse mai corso.

Usciti dalla pineta, imbocchiamo una stradina che conduce al lungomare, manca l’ultimo km da percorrere in piano tra gli applausi della gente seduta ai tavolini dei bar o che passeggia sul litorale.

Tagliamo il traguardo e una meritata medaglia mi viene appesa al collo, il mio centauro è lì sorridente che mi aspetta. Strette di mano, pacche sulla spalla, sorrisi e foto concludono in piazza della chiesa, dove viene allestito un ricco e prelibato terzo tempo, questa meravigliosa esperienza.

Lascio l’Elba felice di averla apprezzata non solo per le sue meravigliose coste, l’ospitalità della gente e la squisita cucina toscana, ma anche per aver scoperto il suo cuore, la sua parte più profonda e nascosta.

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